TATIYAK - racconti di viaggio

Pagaiare e nuotare insieme
25 luglio 2009

 

Mentre fervevano i preparativi della XIV edizione della traversata a nuoto del Lago Maggiore, ci siamo imbattuti nel numero di febbraio 2009 della prestigiosa rivista “Seakayaker” che riportava un’interessante articolo su “Il kayak da mare come barca appoggio per la sicurezza nelle traversate a nuoto” (“Kayak Escorts for Open Water Swims” by Bart Selby).
E’ stato immediato ed automatico costruire un parallelo tra le due manifestazioni: quella nostrana sul Lago Maggiore di 3,3 km da S. Giovanni di Stresa a Reno di Leggiuno, denominata “Nuotata dell’Eremo” perché si conclude in prossimità del suggestivo eremo medioevale di S. Caterina del Sasso, che ogni anno richiama sempre più partecipanti e che nel 2009 ha raggiunto la cifra record di oltre 400 iscritti; e quella statunitense organizzata a San Francisco nella Baia di Alcatraz sotto il famoso ponte del Golden Gate, che normalmente conto circa 2000 nuotatori e la bellezza di 60-80 kayak!
Già da diversi anni gli organizzatori della Nuotata dell’Eremo richiedono la presenza dei kayak come parte integrante dell’imponente dispositivo di sicurezza adottato per garantire l’incolumità dei nuotatori durante la traversata.
La partecipazione del kayak, dapprima solo spontanea, improvvisata e folcloristica, esclusivamente in ruolo di spettatore esterno, è ben presto diventata importante ed insostituibile nella gestione della manifestazione, essendo il kayak l’unica imbarcazione capace di inserirsi in un gruppo di nuotatori senza arrecare alcun disturbo e senza creare alcun pericolo.
La Nuotata dell’Eremo, una delle tante manifestazioni del genere ormai in voga nei laghi e nei mari del Nord Italia (e dal 2008 inserita in un calendario di ben 11 traversate collegate con oltre 5.000 nuotatori coinvolti nei vari specchi d’acqua di Lugano, Monate, Mergozzo, Orta, Iseo, Como e Garda), viene organizzata ogni anno con mesi di anticipo e con uno studio attento e meticoloso dei metodi di assistenza e salvataggio dei nuotatori.
Vengono coinvolti, oltre ai kayak delle associazioni Sottocosta e Sullacqua, anche Croce Rossa Italiana, Società Nazionale di Salvamento, Associazione radioamatori italiani, Protezione Civile, Vigili del Fuoco, associazioni veliche e club di sub, oltre ai mezzi delle forze dell’ordine cui è demandato il controllo delle imbarcazioni a motore che transitano nelle vicinanze del percorso di gara; il sito della manifestazione (www.nuotatadelleremo.org) vanta oltre 8.000 contatti l’anno e promuove la traversata a nuoto presso le piscine delle regioni lombarde, venete e svizzere, oltre ad ospitare i link di tutte le associazioni che collaborano all’iniziativa.
Il sabato dedicato alla traversata si trasforma in una giornata particolarmente laboriosa e frenetica; gli aspetti logistici che tengono occupati gli organizzatori vanno dalla dislocazione dei parcheggi per auto e moto, alla gestione del traffico locale, alla sistemazione della spiaggia per l’accoglienza dei nuotatori (gazebo per iscrizione, tavoli per rinfresco, gabinetti chimici, stand degli espositori, palco delle premiazioni), alla determinante presenza di ambulanze e mezzi di soccorso.
La manifestazione si conclude con una grande festa che coinvolge l’intera cittadinanza, a dimostrazione che sport, cultura e turismo procedono di pari passo; le premiazioni degli atleti vengono sempre precedute dalla consegna di attestati di partecipazione ai rappresentanti delle associazioni intervenute, ogni anno più belli: targhe ricordo, piatti dipinti a mano, medaglie e magliette; ai kayakers coinvolti nella sicurezza dei nuotatori sono sempre stati assegnati premi inerenti l’attività in acqua: sacche stagne per il cellulare, borse sportive, maglie tecniche, oltre a qualche pensierino per le rappresentanti del gentil sesso (collane, ciondoli e bracciali di conchiglie).

Il ruolo del kayak nelle traversate a nuoto è fondamentale: costituisce l’anello più interno della rete di sicurezza, quello a più diretto contatto con il gruppo di nuotatori, in costante comunicazione con le imbarcazioni più esterne mediante l’uso di radio e segnali visivi precedentemente concordati con l’organizzazione nelle varie riunioni programmatiche.
Il kayak interviene per indicare la direzione al nuotare, per affiancarlo in caso di difficoltà, per incoraggiarlo o tranquillizzarlo, per valutare se è in grado di continuare, per chiamare un’eventuale imbarcazione di soccorso; avendolo preventivamente concordato, il nuotatore potrà sostenersi al kayak in caso di crampi, problemi respiratori, stanchezza o qualsiasi altro evidente difficoltà.
In tal caso, il kayaker dovrà avere cura di mantenere il nuotatore a prua del proprio kayak, in modo da controllarne movimenti e condizioni e da mantenere un continuo contatto visivo e verbale.
Se il kayaker nota che le condizioni del nuotatore non migliorano può allertare subito una barca appoggio; non è consigliabile, però, uscire dal kayak per prestare soccorso, anche qualora il nuotatore versasse in condizioni gravi (per esempio, ipotermia o perdita di conoscenza), perché una volta in acqua e fuori dal kayak sarà più difficili richiamare l’attenzione delle altre imbarcazioni, che in caso di necessità vi potranno raggiungere in pochi secondi.

La partecipazione dei kayak a manifestazioni natatorie non è da sottovalutare.
Al kayaker è richiesta necessariamente una certa preparazione tecnica, sufficiente almeno a consentirgli la permanenza in kayak per alcune ore e la padronanza delle manovre di salvataggio ed auto salvataggio in situazioni insolite ed imprevedibili.
Il kayaker, infatti, si trova ad intervenire in condizioni spesso più complesse di quelle a cui è solitamente abituato e non può permettersi errori di valutazione e soccorso, perché altrimenti rischia di trovarsi lui stesso in difficoltà; dovrebbe quindi avere già acquisito le abilità necessarie per evitare di improvvisare la propria partecipazione alle traversate come elemento attivo del sistema di sicurezza.

Dario Podestà, uno dei più attivi organizzatori della Nuotata dell’Eremo ed uno dei nuotatori più allenati, che da anni partecipa alle varie edizioni della traversata, ci ha confessato che il ruolo del kayak in acqua è particolarmente apprezzato dagli atleti: i kayak costruiscono un corridoio sicuro, accompagnano i nuotatori lungo il percorso, correggono la direzione in acqua; inoltre, il nuotatore sente di non essere mai lasciato solo, di poter contare sulla collaborazione del kayaker ed eventualmente sul suo intervento in caso di bisogno; infine, il kayak tiene lontane le barche a motore e, a differenza di queste, non da alcun fastidio al nuotatore perché non emette gas di scarico e non fa rumore; può raggiungerlo in pochi secondi con qualche pagaiata ed aiutarlo a riprendersi dai dolori muscolari, oppure a riposare un istante o ancora a raggiungere una barca a motore in caso di malessere più forte.
Queste medesime osservazioni sono state fatte anche da tutti i responsabili dei gruppi di kayak che accompagnano in acqua i nuotatori e contribuiscono a garantire la sicurezza delle manifestazioni natatorie; Giovanni Chiola, responsabile del Circolo Canoaverde che ha accompagnato in kayak la “Prima regata natatoria del golfo di Sturla” del mese di giugno (e che si ripeterà in settembre su un percorso analogo ma più breve) ha osservato che in mare aperto, naturalmente, le condizioni meteo-marine possono influire in maniera più incisiva sulla manifestazione e sulle prestazioni sia dei nuotatori che dei kayakers.
In questo tipo di manifestazioni, comunque, il kayak diviene un’imbarcazione efficiente ed insuperabile, capace di creare una simbiosi impareggiabile tra il kayak ed il kayaker perché elimina ogni barriera tra la persona che lo conduce e l’elemento in cui si muove, stabilendo così una continuità impensabile per un qualunque altro mezzo marino; il kayaker, inoltre, è in acqua esattamente come il nuotatore, con qualche vantaggio in più dal punto di vista idrostatico ed idrodinamico e con una visibilità migliore, avendo un punto di vista rialzato di circa 50 cm dalla superficie dell’acqua e riuscendo a scorgere cose che al nuotatore sono precluse.

I nuotatori più veloci, che manterranno un ritmo costante nelle bracciate e nella respirazione e che generalmente completeranno il percorso in un tempo notevolmente ridotto rispetto agli ultimi, non avranno quasi mai bisogni di aiuto; i nuotatori più lenti, invece, non sapranno mantenere la direzione né valutare le correnti, non guarderanno la metà né ascolteranno i vostri suggerimenti, non avranno una respirazione regolare né movimenti sincronizzati e spesso si troveranno in difficoltà per gli occhialini appannati, per le orecchie otturate dall’acqua, per la turbolenza provocata dai nuotatori che li precedono.
Avendo partecipato a numerose traversate a nuoto, spesso coordinando un numero di circa 20-25 kayak, abbiamo contribuito a mettere a punto nel corso degli anni un sistema che chiamiamo del “doppio cingolo”: si formano due cordoni laterali di kayak che scortano all’arrivo i nuotatori, mantenendo una distanza tra i kayak di circa 20-30 metri in ragione della presenza in acqua dei nuotatori; man mano che i nuotatori raggiungono la riva, i kayak tornano a posizionarsi in coda al gruppo per riattivare il “cingolo”, in modo da accompagnare al traguardo anche gli ultimi nuotatori… al termine della manifestazione, così, tutti i kayak presenti si troveranno schierati tra le boe dell’arrivo in file colorate e ormai rilassate.

Accompagnare i nuotatori durante le traversate può essere impegnativo e faticoso, ma anche molto divertente!
Si tratta di un lavoro di gruppo: occorre guardarsi sempre intorno, è necessario mantenere le distanze di sicurezza dai nuotatori e dagli altri kayak, è importante soprattutto assumere un ruolo consapevole ed attivo, senza bisogno di ricevere direttive continue da parte di altri organizzatori...
Facendo qualcosa che ci appassiona, aiutiamo altri a fare quel che appassiona loro.
E, come dicono anche su Seakayaker, diventiamo così “Ambasciatori del kayak” presso i nuotatori!

Testo di Mauro Ferro e Tatiana Cappucci
Immagini della Nuotata dell'Eremo, di Mauro Ferro e Tatiana Cappucci

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