TATIYAK - articoli

Creta Kayak Tour 2010
nel regno del Meltemi
30 luglio - 5 settembre 2010
testo di Tatiana Cappucci - immagini di Tatiana Cappucci e Mauro Ferro
tratto da Pagaiando n. 3 - novembre 2010

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Creta è la più grande isola greca e la quinta isola del Mediterraneo: culla della civiltà minoica, è sempre stata un ponte ideale tra Oriente, Africa ed Occidente ed in molti dicono che più che un’isola è un continente.
Per completare il periplo dei 1046 km delle sue coste aperte a nord sul mare Egeo e a sud sul mare di Libia ci siamo presi ben 5 settimane di ferie: Creta è un’isola che merita un soggiorno lungo per scoprire tutte le sue meraviglie.
Siamo partiti in due, da soli, quasi in luna di miele, ma sapendo che in ogni porticciolo avremmo trovato pescatori e ragazzini pieni di curiosità: “Da dove venite? Dove andate?” E dall’immancabile sguardo stupito nello scoprire che il kayak è tutta la nostra casa!
Il nostro punto di imbarco è stato Iraklion, la capitale amministrativa ed economica dell’isola: non è proprio una bella porta d’ingresso, ma è un punto strategico per iniziare il viaggio, con un ampio parcheggio dove lasciare l’auto in sosta per un mese intero, un vicino centro storico pieno di negozi dove effettuare gli ultimi acquisti ed un comodo scivolo di alaggio nel porticciolo turistico per prendere subito il mare e dare così il via alla nostra avventura cretese!

Nel primo giorno di navigazione, il 2 agosto, abbiamo percorso solo 18 km ed impieghiamo un’ora abbondante per uscire dal porto di Iraklion, tanto è lunga la sua diga foranea!
Ci hanno accolto subito diverse onde spumeggianti al traverso, molti pesci volanti sulla nostra rotta ed una decisa brezza contraria, che ha reso lento il nostro incedere e che al tramonto è diventata calda quasi quanto l'acqua del mare.
Abbiamo montato la tenda in un angolo riparato di una spiaggia occupata da pescatori locali accampati sotto capanne dotate di ogni comfort, dai pensili della cucina sospesi sotto le tettoie di foglie di palma alle amache tese tra i pini marittimi, gli unici che incontreremo, soppiantati poi dalle onnipresenti tamerici; la matrona ci ha salutati da lontano in italiano con un “bravi, bravi” che ci ha lasciato intendere di essere stati subito accettati nella piccola comunità marinara... è cominciato così, con un gesto tipico dell’ospitalità cretese, il nostro lungo viaggio intorno all’isola di Minosse!

Dopo qualche giorno di navigazione, siamo entrati finalmente nello spirito del viaggio: abbiamo sempre voglia di scoprire cosa si nasconde dietro il promontorio che si staglia davanti alle prue dei nostri kayak e non smetteremmo mai di pagaiare. Il tempo è magnifico: cielo limpido, temperatura ideale, brezza leggera e la netta sensazione di essere i padrone del mare!
Siamo passati da Bali, piccolo villaggio accoccolato in una baia protetta che ricorda solo nel nome il suo omonimo indiano, poi abbiamo superato Rethimno, la terza città dell'isola che ha sparso il disordine dei suoi sobborghi sui colli dei dintorni, e per un paio di giorni abbiamo proseguito lungo una costa bassa, sabbiosa ed anonima, per tacere degli stabilimenti balneari in sequenza e dei grossi alberghi sulla spiaggia; per un altro paio, invece, abbiamo costeggiato un promontorio aspro e selvaggio, tagliato fuori dalle rotte turistiche e senza nessun villaggio in vista, una penisola calcarea ricca di fenomeni carsici che ha saputo mantenere inalterato nel tempo il suo fascino selvaggio di luogo aspro ed inaccessibile: il 7 di agosto pranziamo sul set cinematografico di Zorba il Greco, la bella spiaggia di sabbia bianca dove è stata girata la scena del sirtaki danzato da Anthony Queen.

Tra onde spumeggianti, che oltre a farci avanzare lentamente ci fanno anche andare parecchio su e giù, abbiamo poi raggiunto la bella cittadina di Hania, il cui porto ci ha lasciati un po' perplessi perché l'ingresso è parzialmente ostruito da una manciata di scogli affioranti mal segnalati.
Ben presto “attacchiamo” le due corna della costa nord-occidentale dell'isola: la prima alta, aspra e scoscesa, con due soli punti di sbarco che ci costringono ad un periplo a tappe forzate, su fondali profondi ricchi di spugne tondeggianti e lungo pareti decorate da reti da pesca di un giallo intenso, strappate dal mare e appese alla roccia come arazzi postmoderni; la seconda più sfinata ma altrettanto impervia e rocciosa, oltre un'ampia baia che teniamo a distanza di sicurezza perché piena di case sulla spiaggia e serre dietro i canneti; due piccole isole di incredibile bellezza coronano il secondo promontorio e sembra di affacciarsi sulla fine del mondo perché c’è solo il mare davanti ai nostri kayak!

Se i promontori isolani ci hanno sedotti e conquistati, così accoglienti per due navigatori solitari, la costa orientale, invece, ci è parsa meno entusiasmante di quanto immaginassimo, con una fascia rocciosa e frastagliata a tratti occupata da centinaia di serre e di agrumeti; l’11 agosto raggiungiamo, però, la lunga spiaggia di Falassarna, tra le più frequentate dell'isola per la sua acqua cristallina dalle mille gradazioni di blu: è una giornata di forte vento e le onde spumeggianti frangono rumorose sulla costa sabbiosa ed incredibilmente ripida, che ci costringe a procedere oltre; il 12 agosto, invece, sbarchiamo in un luogo magico, dalla fine sabbia rosata che al tramonto s’infuoca come l’acqua trasparente dei suoi bassi fondali: Elafonissi, una delle spiagge più belle di Creta. Il viaggio continua tra mille nuove scoperte ed il nostro entusiasmo aumenta!

La costa sud-occidentale di Creta ci è piaciuta tantissimo: rocciosa, brulla e poco antropizzata.
Pochi villaggi e tante belle spiagge, molte raggiungibili solo via mare; in kayak, noi siamo decisamente avvantaggiati e, anche se impieghiamo del tempo in più rispetto ai barconi turistici, possiamo poi scegliere di proseguire oppure di accamparci per la notte quando tutti vanno via.
Il 13 agosto abbiamo così pernottato a Sougia, una lunga spiaggia di ciottoli scuri che ospita un vero campeggio libero ”organizzato”; il giorno dopo abbiamo fatto in modo di sbarcare ad Agia Roumeli nel primo pomeriggio, per concederci un'escursione a piedi nelle famose Gole di Samaria, patrimonio dell'Unesco per unicità e spettacolarità: le “Porte di ferro”, nel cuore del parco naturale, sono larghe appena tre metri ed il torrente scorre in quel punto tra pareti rocciose alte fino a 300 metri; il 15 agosto siamo passati da Loutro, rinomata località turistica tra le più famose della costa meridionale, con un paesino di casette bianche e blu disposte a mezza luna sulla baia protetta… nella caletta di fronte abbiamo visto una grande tartaruga marina che si attardava a curiosare tra gli scogli affioranti nell'acqua cristallina.

L'arrivo a Matala del 18 agosto è stato davvero spumeggiante: siamo sbarcati tra le onde frangenti ed abbiamo attirato la curiosità di qualche bagnante; volevamo visitare a tutti i costi questo piccolo borgo marinaro dalle atmosfere hippy e tra le bancarelle di ceramiche colorate e di tessuti dipinti abbiamo mangiato la “pita giros” più buona del viaggio.
Prima di ripartire abbiamo riparato entrambi i kayak: il Sardinia ha riportato un taglio sul fianco all’altezza del pozzetto ed il Sirius ha avuto qualche problema con la cima di acciaio della deriva…
Quando passiamo l'estremo capo meridionale dell'isola abbiamo l'impressione che il mare voglia divorare la terra, per quanto le onde salgono sugli scogli digradanti della costa; anche il faro contribuisce a farci sentire piccoli e soli in mezzo al mare, così basso ed indifeso: un lilliputh-faro, con una sola lucina alimentata da pannelli solari fissati su trespoli di ferro dipinti di bianco che si confondono persino tra la macchia mediterranea.
Il resto della costa meridionale sembra non esistere: le guide non ne parlano e sulle carte non sono quasi segnati neanche i villaggi costieri, per non parlare dei porti.
Il 19 agosto siamo infatti sbarcati nel “paese che non c'è”: una manciata di case abbarbicate alla costa rocciosa, un’unica strada sterrata che scende dalla montagna, un nome fiabesco, Tris Eklissis, una serie di murales colorati sui balconi e sulle cabine spogliatoio della spiaggia libera (attrezzata!).

Usciti dal riparo fornito dagli alti monti che sovrastano questo tratto di costa, siamo incappati per qualche giorno nel Meltemi, il forte vento di nord ovest che ha alimentato gli incendi che quest’estate come ogni anno hanno bruciato la Grecia: dopo avere affrontato le forti raffiche di burrasca nei pressi di Frangokàstelo il 16 agosto, abbiamo sostenuto il 20 agosto quelle altrettanto violente di Keratokambos, ma il 21 siamo stati costretti a sbarcare dopo solo 15 km in un anonimo paesino della costa sud-orientale perché il forte vento contrario non ci faceva più avanzare.
Arrivati ormai a due terzi del viaggio, avevamo pagaiato ininterrottamente per i primi 20 giorni e volevamo riprendere subito la navigazione per poter completare il periplo dell’isola negli ultimi 10 giorni rimasti... sempre che il vento ed il mare ce lo avessero permesso!

Sembrava infatti che il Meltemi non volesse farci passare l'estremità orientale di Creta: si è accanito per giorni sui nostri due kayak con raffiche continue da 50-60 km orari, ovviamente sempre contrarie!
Siamo però riusciti a pagaiare tutti i giorni, senza mai fermarci, anche se talvolta le percorrenze sono state davvero minime: abbiamo nel frattempo imparato a conoscere bene sia la costa che il mare ed abbiamo cercato di sfruttare a nostro vantaggio l'orografia del terreno, avanzando al largo quando i monti ci proteggevano e tornando a pagaiare sotto costa quando invece rimanevamo esposti lungo le vallate pianeggianti.
Abbiamo ogni giorno messo alla prova la nostra capacità di resistenza agli spruzzi delle onde negli occhi, alla salsedine incrostata sulla pelle e al vento che fischiava incessante nelle orecchie!
In alcuni casi è stato davvero impegnativo pagaiare in un mare che le previsioni meteo davano in tempesta con venti 8 Beaufort, tanto che il 22 agosto, nel golfo di Ierapetra battuto da raffiche violente, ci ha avvicinati un motoscafo da 150 cavalli con il secondo pilota legato in sicurezza all'asta dello sci nautico con un vistoso moschettone: volevano sapere se avevamo bisogno di aiuto, ma sbatacchiati tra quelle onde sembravano più loro ad averne bisogno… e noi li abbiamo ringraziati con due ampi sorrisi di diniego. In effetti avanzare non è stato facile, ma sotto costa abbiamo poi trovato angoli più riparati e protetti…

Il 25 agosto abbiamo finalmente doppiato Capo Sideros, l'estrema punta nord orientale dell'isola: un vero faro di pietra segna la costa rocciosa battuta dal vento e dal mare, conosciuta dai locali e dai velisti come decisamente pericolosa per la navigazione.
Ci siamo ritrovati tra montagne d'acqua che frangevano spumeggianti sui nostri kayak ed avanzare è stato davvero molto lento e faticoso, a tratti quasi spaventoso: sperando infatti di trovare rifugio nella prima cala ridossata, ci siamo invece imbattuti in una base militare non segnalata sulle mappe ed avendo ricevuto un deciso divieto di sbarco, abbiamo dovuto proseguire per altri 5 km in mare mosso, quando ormai stava calando la sera!
A notte appena iniziata, abbiamo scovato una micro-spiaggetta di sabbia e poco dopo ci siamo ritrovati la Guardi Costiera in tenda: i militari l’avevano attivata per capire che fine ci avevano fatto fare! “We’re looking for you”: ci siamo preparati a ricevere una ramanzina ed invece ci siamo sentiti augurare buon proseguimento!
L'ospitalità dei locali di quella notte è stata eccellente e nonostante tutto abbiamo passato una serata indimenticabile: Nikos ed i suoi amici ci parlavano fitto fitto intorno ad una tavola imbandita di manicaretti cretesi, carne di coniglio selvatico e tortine di formaggio fatte in casa, dolci vari, cocomero e raki, un distillato locale che bevuto a piccolo sorsi riscalda anche nelle notti più fredde e ventose, un vero toccasana anche per gli astemi.

Abbiamo poi incontrato ancora un paio di giorni di vento forte, sempre contrario, con onde alte che a volte nascondevano l’orizzonte e le isole dell’arcipelago: perché Creta è un arcipelago, con una ventina di isole, isolette e scogli sparsi che la circondano e che ci hanno tenuto compagnia lungo tutto il suo periplo.
Insomma, il peggio sembrava finalmente passato e noi ci siamo preparati a concludere gli ultimi due-tre giorni di navigazione con le previsioni che davano “solo” mare mosso: dopo settimane di mare in burrasca, ci sono sembrate delle previsioni davvero confortanti.
La costa settentrionale di Creta è però poco adatta ad un viaggio in kayak: quando è selvaggia lo è davvero troppo e non consente gli sbarchi nelle cale rocciose e quando è abitata lo è sempre troppo e non permette di scendere tra sdraio ed ombrelloni perfettamente allineati sulle spiagge.
Fortuna che si incontrano ancora paesini di pescatori fuori dalle rotte turistiche, come Mochlos o Mironikitas, dove la vita sembra scorrere ancora secondo i lenti ritmi cretesi; noi abbiamo raggiunto il primo come un'oasi, perché navigavamo finalmente senza vento e senza onde dopo tanti giorni di mare agitato, ed il secondo come un miraggio, perché la taverna che ci aveva attirati a terra era invece miseramente chiusa e la scarpinata in collina si era rivelata presto vana.
Il 28 agosto è stato il giorno in cui abbiamo pagaiato più a lungo: 47 km, ben 17 in più delle percorrenze medie giornaliere; non riuscivamo a scovare un luogo appartato per la nostra tenda tra la selva di stabilimenti balneari e resort e discoteche e parchi acquatici e navi da crociera ancorate nel porto di Agios Nikolaos; solo al tramonto siamo riusciti a rifugiarci in un caletta isolata sulla bella penisola di Spinalonga, poco oltre la città ma abbastanza lontana da annullare i suoi rumori e farci apprezzare ancora la solitudine, il silenzio e la libertà tipici di un viaggio in kayak.

Abbiamo così pagaiato per 30 giorni consecutivi, tutti i giorni e con tutte le condizioni di mare possibile, dalla calma piatta alla burrasca sottocosta, e siamo arrivati a destinazione il 31 agosto: siamo entrati nello stesso porto di Iraklion sbarcando sullo stesso scivolo dal quale eravamo partiti un mese prima! E' sempre una bella sensazione quella di concludere il giro intorno ad un'isola, un viaggio che nasce e finisce nello stesso luogo, un po' come la quadratura del cerchio...

Oltre al mare, alle coste e al vento, Creta ci ha colpito per il carattere della sua gente: cordiali con i turisti e gli stranieri, aperti e curiosi, mai infastiditi dal fatto che invadiamo i loro spazi ma piuttosto contenti di vederci interessati alla loro terra.
Avendo ancora tre giorni a disposizione, abbiamo dismesso i panni dei viaggiatori di mare ed indossato quelli dei turisti di terra: ritirata l'auto dal parcheggio del porto, che nel frattempo era diventato un posteggio regolare con tanto di sbarra all'ingresso e di tassa giornaliera, ce ne siamo andati a zonzo per l'interno dell'isola con l'intenzione di visitare i suoi famosi siti archeologici e di scovare le sue kantine rustiche e popolari.
Dopo avere visitato gli scavi di Malia e Gournia ed avere passeggiato tra le rovine di abitazioni rurali e templi minoici, arrivare a Festo e Cnosso ci ha un po’ delusi: nel primo saltano agli occhi le coperture in cemento armato su anfore e colonne, nel secondo molti spazi sono interdetti alla visita perché pericolanti e la criticata ricostruzione dei palazzi annulla ogni possibile magia... non si ha la sensazione di calpestare lo stesso suolo che più 4000 anni fa ha visto nascere una delle civiltà più eleganti e raffinate della storia, ma piuttosto la consapevolezza di entrare in una scenografia finta ricostruita unicamente per attirare i turisti...
Ci convinciamo presto di avere scelto il modo migliore per visitare Creta, in kayak, ed ancora una volta dobbiamo concludere che la terra vista dal mare è molto più bella!

Il viaggio a Creta ha ottenuto il patrocinio di FICT – FICK – Sottocosta – Sullaqua e CKF, il contributo di alcuni sponsor ,che ci hanno aiutato a sostenere le spese di viaggio (Color System S.p.a. e G.F.Termotecnica) e che ci hanno fornito l’attrezzatura necessaria (Avatak pagaie, Cs Canoe e Kayak Rescue), ed un prestigioso riconoscimento: una medaglia di bronzo del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano quale premio di rappresentanza per “Creta kayak tour 2010”.

Il diario del viaggio è consultabile sul blog: http://cretakayaktour2010.blogspot.com/

 

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